Sentiero dei Vecchi Mestieri

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Il Rio dei Molini fra Grumes e Grauno presenta una concentrazione di almeno 20 macchine ad acqua fra molini, segherie e fucine, con tre opifici restaurati.

Il Sentiero dei Vecchi Mestieri collega questi fabbricati, portando al visitatore indimenticabili suggestioni di un paesaggio ambientale e storico unico. Il percorso si sviluppa trasversalmente alla Valle dell’Avisio ed è diviso in due parti: la prima parte, di rilevanza storico-etnografica, si situa lungo il rio fra Grumes e Grauno; la seconda parte, a prevalente interesse ambientale, parte dal nuovo ponte sull'Avisiorealizzato a fine 2008 dal Servizio Ripristino Ambientale della Provincia come opera sovraccomunale del Patto territoriale della valle di Cembra, ripristina il vecchio collegamento esistente e distrutto nell’anno 1966 durante l’alluvione. A questa pagina trovate il filmato relativo al montaggio del ponte e giunge fino all’abitato di Piscine.

 

Dati tecnici

 

Difficoltà: E - escursionistica

Quota massima: 900 m (Grauno)

Quota minima: 601 m (Avisio)

Lunghezza: 6 km

Tempo di percorrenza: 3 ore – Grumes, Grauno, Piscine 

Stagionalità: tutto l’anno

Calzature: scarpe da trekking

 

 

Il percorso 

PRIMO TRATTO: DI INTERESSE STORICO-ETNOGRAFICO (GRUMES – GRAUNO)

Partendo a piedi dalla piazza di Grumes, in direzione Cavalese, si imbocca la strada “dei castegnari”, davanti all’Ostello di Grumes, che attraversa il bosco verso La Val. Dopo 5 minuti, in località Sabbionara, sulla destra si dirama un nuovo, suggestivo sentiero nel bosco che porta in altri 10 minuti alla “Sega Lontana” o Segheria “Pojer Valentini”, costruita alla fine dell’Ottocento e attiva fino al 1970. E’ stata ristrutturata ed è attualmente funzionante.

sentiero vecchi mestieriIn prossimità del ponte sul rio Molino parte il sentiero che sale lungo la valle: dopo il suggestivo tratto artificiale nella forra, si incontrano i ruderi del Molino Gottardini e della Segheria Valentini; su una pietra si nota l’interessante incisione datata 1845 con due iniziali: “V+C”, forse V per Valentini e C per il nome.

Poco oltre, sulla destra del Rio, si intravede quel che resta della Fucina Felicetti, che nella prima metà del ‘900 produceva più di 1000 chiodi al giorno.

Poco più avanti si trova il Molino Cristofori: attivo già nel 1832, smise di macinare nel secondo dopoguerra. È costituito da un fabbricato per la lavorazione e da uno stabile adibito a stalla per gli asini da soma, impiegati per portare i sacchi di granaglie. Nel primo dopoguerra venne costruita la seconda ruota che azionava il pestino per spulare l’orzo. E’ stato restaurato nel 1993 a cura del Servizio Ripristino e Valorizzazione ambientale della Provincia Autonoma di Trento.

Se dalla “Sega lontana” si preferisce imboccare il sentiero in discesa, si imbocca la scala posta in prossimità della segheria e, attraversato il rio grazie a una comoda passerella, si scende in pochi minuti alla Fucina Cristofori (m 820 s.l.m.). La costruzione dell’edificio superiore risale al 1910, mentre quella dell’edificio inferiore, dove venne trasferita la fucina, all’immediato primo dopoguerra. L’attività dell’opificio continuò fino agli anni ‘50. La Fucina è stata restaurata ed è visitabile al suo interno e lungo il percorso didattico arricchito da pannelli descrittivi allestito nella parte più antica.

vecchi mestieriScendendo per la stradina lungo l’alveo, troviamo abbarbicato a uno sperone di roccia il Molino Nones e, qualche centinaio di metri più sotto, i ruderi del Molino Eccli (m 270 s.l.m.) anche detto dei “Pichéti” o Mulino “Ghénele”.

Continuando a scendere, si riattraversa l’alveo del rio e si passa sulla sinistra dello sperone roccioso che si innalza in mezzo alla valle, camminando a ridosso dei ruderi del Molino Dallenogare (m 700 s.l.m.), probabilmente risalente alla seconda metà del XVIII secolo.

Coperti dalla vegetazione di questo piccolo tratto, intravediamo sulla sinistra del fiume i ruderi del Molino Faustini, sulla destra i ruderi del Foll Perini e poco lontano quel che resta del Molino Dal Vitt.

Poco prima del ponte, sulla destra, si può ritornare a Grumes in 30 minuti seguendo un ripido sentiero.


Passando invece il ponte verso il maso La Rio, si costeggia il luogo dove si trovava il Molino Pojer (Attilio Simonel), attivo fino agli anni ‘60 del secolo scorso e crollato di recente. Infine, poco sopra l’alveo alle pendici del “Castelèt”, si trovano i resti della Fucina Perini e di tre calcare per trasformare in calce i massi calcarei delle Dolomiti trasportati dall’Avisio.

Il sentiero attraversa il Maso la Rio che sorge accanto all’antico ponte che sin dall’epoca longobarda univa Grumes con Sover, su un lembo di territorio grumesino “al di là del rio” verso nord. La sua storia è legata all’antica via di passaggio che dal nord Europa e dalla Valle dell’Adige, attraverso il Passo Potzmauer, scendeva a Grumes e da qui raggiungeva il sud e la penisola italiana. La Rio fu per secoli luogo di controllo e di dogana dell’antica Giurisdizione Vescovile Grumesina e luogo di sosta dei condutori de la menada, ossia dei lavoratori addetti al trasporto del legname che, dal medioevo sino al XIX secolo, veniva fluitato lungo l’Avisio dalle valli di Fassa e Fiemme sino al fiume Adige. Accanto a La Rio, sul dosso del Castelèt, si suppone sorgesse sino al XIII secolo il “Castello di Grumes”, costruito a guardia della via di passaggio e del ponte.

 


SECONDO TRATTO: DI INTERESSE AMBIENTALE (MOLINI – PISCINE)

Il secondo tratto, di interesse prevalentemente ambientale, si sviluppa dal Ponte de La Rio fino all’abitato di Piscine, passando dai “Molini di Sover” (non più attivi) verso “El Castelir”, attraversando l’ambiente selvaggio del torrente Avisio.

Dopo i Molini, attraverso delle scalette metalliche, si giunge al dosso e alla forra del “Castelìr”, maso che un tempo era rifugio per molti viandanti.

Camminando lungo il sentiero verso Piscine, sopra rocce a strapiombo si può ammirare la bellezza dell’Avisio nelle sue ampie anse, passando accanto alla piana dell’Ischia dove fino al 1772 sorgeva il paesino omonimo, coperto in una sola notte da una spaventosa alluvione.

Più avanti si giunge alla piana delle “calcàre Vettori” sotto il maso Piànaci, nei cui boschi di alberi di pino si praticava la raccolta della resina. Oltre il maso, salendo la ripida via che giunge a Piscine, si arriva alla località “la Pàia”, dove si può ammirare un secolare castagno monumentale di oltre sette metri di circonferenza.

Il Sentiero, che è percorribile anche all’inverso, termina al paese di Piscine in località “Coston”.

 

Mappe (clicca per ingrandire):

 

 

 


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